lunedì 17 agosto 2026

Elogio di Francescantonio Grimaldi, scritto da Melchiorre Delfico (1784). 3. Vita di Ansaldo Grimaldi.


3. Vita d'Ansaldo Grimaldi

Il gradimento dell' illustre Exdoge Lomellini fu grandissimo: e maggiore anche il piacer di vedere, che il nome Grimaldi fuori del patrio suolo prometteva nuovo splendore alla Patria ed alla famiglia. La Republica di Genova già ammirava i talenti del nostro Grimaldi, quando dovett'essere più contenta nel vedere impegnata la di lui penna a dimostrar anche da lontano il più vero spirito patriotico, solo retaggio rimastogli dai suoi antenati. Fu certamente l' effetto di questo sentimento, che l' impegnò a pubblicare la Vita d' Ansaldo Grimaldi (a); Eroe della Patria e della famiglia. 

Chi legge questo libro par che non lo trovi corrispondente alla prima idea che dal titolo ne viene eccitata; perchè poco vi si parla della vita d'Ansaldo. Sembrami però, che due fossero le mire principali dell' Autore, che ben rettificano la sua intenzione. La prima di rilevare quelle qualità d' Ansaldo, che gli fanno meritare il titolo di Grande; la seconda, di rischiarare diversi versi punti importantissimi della Storia politica di Genova e di segnare il carattere della sua vera Costituzione ed i principi veri e regolari della sua sussistenza. Quest'oggetto rientra tutto nella Storia d'Ansaldo, non solo perchè esso fu il Restitutore della libertà e del decoro, ma perchè in quel tempo si scossero più possentemente i cardini della Republicana libertà e si stabilì la insino allora vacillante Aristocrazia. La storia dell'uomo di Stato è indivisa da quella dello Stato istesso. Non mancò dunque l'Autore se non tenne dietro a quelle particolarità che occupano ordinariamente la penna dei Biografi, ma pensò di essere più utile col sostituire riflessioni interessanti a fatti di poco momento. Egli così ha divisa quest'Opera quasi in due parti. Nel Testo si fa come un quadro animato della Storia Politica di Genova scritta da vero Filosofo, cioè, ravvicinando le cagioni agli effetti. Fa veder come la mancanza di Costituzioni e leggi fondamentali dava continuamente luogo all'arbitraggio ed alle personalità, donde poi provenivano quelle vicende, che tenevano lo Stato in continua rivoluzione; e per quale successione di disordini si giunse finalmente all'ordine, che tuttora vi regna. E codesta, che interpolatamente contiene le gesta dell'Eroe, fa la parte principale dell'Opera. Ma siccome la Storia delle Repubbliche è stata sempre la vera miniera delle politiche e morali osservazioni, così il nostro Autore non potè evitare quelle riflessioni che il corso della Storia naturalmente gli presentava. Esse sono opportunamente collocate, e formano quasi una serie di tanti saggi Politici e Morali, ne' quali benchè l'uomo non sia risparmiato, poichè viene mostrato qual è schiavo delle passioni e delle circostanze, il Grimaldi non lascia d' indicare nel tempo stesso quei doveri, che in ogni circostanza sono le leggi vere della condotta e della vita. Bisogna assolutamente leggere quest' Opera, che sotto semplice titolo contiene tante nobili idee, e che è impossibile di dettagliare in un circoscritto discorso. Torno per tanto all'oggetto principale, cioè, al Grande Ansaldo.

Il titolo di Grande, che dall'adulazione è stato consacrato ai distruttori dell'Umanità, non si deve che ai suoi Benefattori. La prima qualità per esser Grande è la Beneficenza. Ansaldo generoso, benefico, illuminato, coraggioso, sensibile meritò dunque questo titolo d'onore. Non ignoro che la grandezza consista nella quantità dell'azione, e nell'effetto: ed ecco ciocché si realizzò in Ansaldo. Come uomo di Stato egli sostenne la Patria col vigore de' suoi consigli, colla sublimità de' suoi talenti, colle ricchezze ammassate dalla sua temperanza. Come semplice Cittadino, fu il benefattore di quanti potevano essere oggetti d'una illuminata beneficenza, cui non si contentò di esercitare nel ristretto tempo della sua durata, ma volle estendere all'avvenire e che ancora persiste. Non solo vivendo fece codest'uomo il miglior uso delle sue ricchezze, ma fece che la sua volontà restasse perpetuamente benefica nella serie de' secoli. Incominciò egli dal contribuire i mezzi che perfezionando la Ragione perfezionano similmente la Morale, cioè, dal fare assegnamenti per la pubblica istruzione, e stabilì non solo delle Cattedre di Scienze, ma somministrò anche soccorsi a coloro che v'attendevano. Egli non trascurò moderatamente i luoghi religiosi, gli ospedali ed altre fondazioni di pubblica pietà. Egli pensò da uomo libero e non da Aristocratico: volle che tutti partecipassero della sua beneficenza; quindi non solo ebbe in mira le opere danneggiate dalle passate guerre, come la darsena, il porto, le mura, i ponti e i mulini, ma lasciò altre somme considerabili per le ordinarie spese della Repubblica; liberò dai debiti le gabelle che già troppo aggravavano il popolo Genovese, né gli stessi agricoltori furono obliati nelle sue liberalità e beneficenze.
La pubblica beneficenza non gli chiuse però il cuore ad una più propria e particolare del suo nome e della sua famiglia. Le risoluzioni domestiche si osservano più facilmente nel tempo che quelle degli Stati. Ansaldo lo vide; e considerò che della sorte. Quindi da gran politico pensando che, nelle Aristocrazie specialmente, dalla povertà de' Nobili incomincia la corruzione, volle, per quanto poté, prevenire questi tristi rovesci della fortuna, formando nella sua Casa una quantità di beni, che potesse decorosamente mantenerla, e stabilendo per tutta la famiglia un Albergo che fosse atto a sostenere senza avvilimento lo splendor del cognome. Fece de' legati particolarmente per i Grimaldi che attendessero alle lettere, con pensione che durava per anni otto: volle che le donzelle Grimaldi avessero nella loro collocazione un conveniente soccorso; e nelpreme magistrature ben meritate dai suoi talenti e dalla sua virtù; ma le circostanze di famiglia e l'applicazione al Foro Napoletano non gli permisero d'accettare il meritato invito, e si contentò di farsi più desiderare, dando a conoscere con diversi responsi ch'egli aveva saputo combinare la sublime giurisprudenza colla filosofia, e l'esercizio di essa con quello della virtù.

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