domenica 16 agosto 2026

Elogio di Francescantonio Grimaldi, scritto da Melchiorre Delfico (1784). Dedica a Don Francesco della Valle.

Melchiorre Delfico

Iniziamo la pubblicazione "in progress" dell'Elogio scritto dall'illuminista Melchiorre Delfico. Un viaggio filologico che parte dalla dedica originale e introduce la statura del marchese di Seminara. Melchiorre Delfico nacque nel 1744 in Leognano ed era di poco coetaneo con Francescantonio Grimaldi che nacque in Seminara nel 1741, mentre il fratello Domenico, primogenito nasceva pure in Seminara nel 1734. Era cagionevole di salute e preferì alla carriera militare quella ecclesiastica, di cui depose l'abito a 25 anni. Condusse i suoi studi in Napoli. Si dedicò principalmente allo studio del diritto e dell'economia. Scrisse da anonimo nel 1774 un "Saggio filosofico sul matrimonio". Sostenne in filosofia il "sensismo", ossia "quella dottrina che riduce tutta la conoscenza alla sensazione e tutta la realtà all’oggetto della sensazione.". Durante le vicissitudini della sua vita Melchiorre trovò asilo in Napoli, dove rafforzò i suoi legami con importanti personaggi della politica, fra cui appunti i fratelli Grimaldi, scrivendo un Elogio Funebre per la morte di Francescantonio nel 1784. Melchiorre Delfico morì nel 1835 all'età di 91 anni, lui che era di salute "cagionevole".

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Il frontespizio e la dedica al Duca di Ventignano

ELOGIO 
DEL MARCHESE
 D. FRANCESCANTONIO 
GRIMALDI

De' Signori di Messimeri, Patrizio di Genova ed Assessore di Guerra e Marina presso S. M. S.

Di 

Melchiorre Delfico

Assessore Militare nella Provincia di Teramo

Triste ministerium... 
edixitque novissima verba. 
Virgilio, Eneide
In Napoli, 
Presso Vincenzo Orsino, 
MDCCLXXXIV.
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A Sua Eccellenza
 il Signor D. Francesco Della Valle, 
Duca di Ventignano.

Mio soave e rispettabile amico,

Io doveva a voi l'elogio che abbiamo pianto. È quindi ben giusto che questi pochi fiori sparsi sulla di lui tomba, e queste feroci libazioni del mio cuore, portino in fronte il vostro nome. Se avessi voluto ubbidire alla forza del mio sentimento, avrei tentato altra forma ed altre espressioni in queste carte. Ma non ho creduto che convenisse celebrare l’Amico altrimenti che per lui stesso, cioè per le sue idee e per le sue virtù. Sono codeste ampiamente comprese nelle di lui Opere, delle quali io mi sono studiato di delineare lo spirito, e che saranno monumenti eterni della sua fama e della sua gloria.

Accettate voi intanto questo doppio ufficio di dolorosa amicizia, in pegno di quei sentimenti che mi faranno essere sempre vostro.

Teramo, 13 Maggio 1784.


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