domenica 30 agosto 2026

B. Introduzione Seconda: 2.1 Lettera ad un Amico sulla morte di Francesco Antonio Grimaldi. con commento esegetico pagina per pagina.


 LETTERA AD UN AMICO

 SULLA MORTE DI FRANCESCO ANTONIO GRIMALDI. 

Omnia jam tecum perierunt gaudia nostra,

 Quæ tuus in vita dulcis alebat amor. 

CATULL.

"Con te sono ormai perite tutte le nostre gioie,
che in vita alimentava il tuo dolce amore."

- tratti dal Carme 68, versi 23-24

 Caro Amico. 

Oh quanto è dura la Provincia da te affidatami. Tu esigi da me le memorie appartenenti agli ultimi periodi della vita del comune Amico, ed alcuna di quelle, che conducono a descriverlo in carica di Assessore dell’Intendenza di Guerra e Marina, che forse non essendoti note potrebbero essere ingiustamente obliate. Ma perché riaprirmi una sì mal saldata piaga? Perché incrudelir tanto con chi si astenne dallo scriverti per non accrescer la veemenza del suo dolore? 

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ESEGESI,

La Lettera ad un Amico contiene importanti e primarie informazioni di carattere biografico. Seguendo altre fonti io stesso ero caduto in errore pensando che tutta la famiglia di Francesco Antonio, moglie e cinque figlie fossero morte in Seminara a causa del terremoto: non è così. Erano tutte a Napoli. Ma procediamo con ordine, pubblicando e commentando la lettera pagina per pagina, secondo la successione originaria della pubblicazione a stampa. Molto mi è di aiuto la AI con i suoi motori di ricerca, che in modo continuo si arricchiscono di nuovi dati. Ogni errore nell'uso della macchina, è soltanto mio e la macchina è "innocente".

1°) L'IDENTITÀ DELL'AUTORE: Giuseppe Cestari e la "Lettera" come manifesto

L'analisi filologica della Lettera ad un Amico ci impone di decodificare un classico espediente letterario dell'Illuminismo meridionale. Nel Settecento, la formula della "lettera a un destinatario anonimo" era un raffinato artificio retorico utilizzato per pubblicare biografie, memorie o trattati politici con un tono più intimo, scorrevole e, all'occorrenza, protetto dalle maglie della censura regia.
L'autore reale nascosto dietro la firma di questo "Amico" è storicamente individuato nella figura di Giuseppe Cestari (1744-1799). Cestari non era un semplice conoscente, ma il più fraterno amico, confidente e sodale intellettuale di Francescantonio Grimaldi a Napoli, con cui condivideva la militanza nelle logge massoniche d'avanguardia e nei circoli del riformismo giuridico (Cestari, eminente giurista, pagherà con la vita i suoi ideali di libertà, morendo sul patibolo borbonico nel 1799 dopo la caduta della Repubblica Napoletana).
Alla morte improvvisa del Grimaldi, avvenuta l'8 febbraio 1784, fu proprio Cestari a raccogliere i faldoni manoscritti e incompleti della Descrizione de' Tremuoti e a consegnarli alla stamperia di Giuseppe-Maria Porcelli. Nello scrivere questa introduzione biografica, Cestari scelse di presentarsi sotto la veste anonima del comune "Amico" sia per sincera modestia cristiana, sia per tributare un omaggio che non fosse una fredda biografia accademica, ma una vibrante e straziante testimonianza di dolore privato e di fratellanza civile.
2°) L'INDAGINE ESEGETICA: GIUSEPPE CESTARI, L'EDITORE PORCELLI E LA SVOLTA BIOGRAFICA SULLE FIGLIE
La rilettura critica e millimetrica di questa prima pagina della Lettera ad un Amico scardina un falso mito storiografico radicatissimo, riprodotto per oltre due secoli dalla storiografia e dalla tradizione orale calabrese. Molti biografi locali hanno lungamente tramandato la convinzione che le cinque figlie di Francescantonio Grimaldi fossero perite drammaticamente a Seminara, schiacciate dal crollo del palazzo baronale di famiglia durante le prime, catastrofiche scosse del 5 febbraio 1783.
L'incrocio dei dati d'archivio e l'analisi del testo rivelano una realtà ben diversa e non meno dolorosa. Nel 1783, per adempiere alle incombenze della sua altissima e delicata carica ministeriale di Assessore dell’Intendenza di Guerra e Marina, il Grimaldi risiedeva stabilmente a Napoli insieme a tutta la sua famiglia nucleare. Le cinque figlie non morirono sotto le macerie in Calabria, ma nella capitale borbonica, stroncate dalle violente epidemie di febbri polmonari scoppiate subito dopo il cataclisma a causa del collasso delle rotte di approvvigionamento e delle condizioni igieniche generali che flagellarono il Regno. La tradizione successiva ha progressivamente "fuso" il crollo fisico dei beni di Seminara con il lutto familiare di Napoli, creando un'iperbole drammatica. Restituire questo dettaglio alla verità documentale eleva la caratura civile del Grimaldi, che continuò a dirigere i soccorsi logistici e militari per la Calabria pur avendo la casa di Napoli devastata dal lutto e dalla malattia.
L'analisi chiarisce inoltre il ricorso alla formula della "Lettera ad un Amico" come artificio retorico illuminista per eludere la censura. L'autore dell'opera è identificato in Giuseppe Cestari (1744-1799), amico e sodale del Grimaldi, poi giustiziato nel 1799 per i suoi ideali repubblicani.

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