2. Lettera sopra la Musica.
Sono esse contenute nella Lettera sopra la Musica all' Eccellentissimo Signore Agostino Lomellini (a). A quest'uomo degno d'eterna ricordanza volle il Grimaldi indirizzare le sue idee, non solo perché n'era un giudice competentissimo; ma per attestargli parzialmente quella stima, della quale l'Europa tutta l' onorava.
È meraviglioso il vedere come il Grimaldi in questa opericiuola abbia potuto combinare tanta abbondanza d' erudizione e di ricerche, e tanta forza di ragionamento.
Egli vede la Musica come una parte sublime dalla Filosofia; che ha contribuito all'espansione della virtù, alla regolarità de' Governi, alla conservazione del costume, alla sublimazione de' sentimenti più convenienti per l'uomo. Vede che in altri tempi questa ch'era stata la miglioratrice degli animi, concorse poi alla loro depravazione, degradò l'uomo in tutte le emanazioni della sua sensibilità, attenuò quasi ed indebolì finanche la fisica di lui costituzione. Tutti questi vari fenomeni sono dimostrativamente provati dalla Storia antica, e dalle memorie ed osservazioni de' Filosofi contemporanei. La diversità degli effetti pruova quelle delle cagioni, che il Filosofo ricerca. Egli incomincia dal distinguere la Musica sotto tre forme: la prima che chiama Naturale, la seconda Armonica voluttuosa, e la terza Armonica Filosofica.
Per quanto siamo lontani dalla prima esistenza della specie; pure siamo in istato di giudicare della sua Musica primitiva, perché tuttavia esistente. Le impressioni delle passioni su l'organo vocale, la nascita degli accenti, la diversa prolazione di essi, la successione ora più stretta ora più larga degli stessi tuoni, o di pochi di essi; ecco la prima Musica naturale e vocale. L'imitazione dei rumori fece nascere l'istrumentale; e l'una e l'altra semplice e monotona, l'una e l'altra conservata nel civilizzamento della Società e nel perfezionamento della Musica, con questa differenza che quella restò sola presso le Nazioni barbare, ma nelle Nazioni culte restò quasi per la parte barbara della Nazione. Quindi è che le cantilene volgari portano quasi dappertutto questo carattere primitivo.
La Musica Armonica voluttuosa pare che non debba esser distinta dall'altra detta Filosofica, che per la qualità degli effetti, poiché l'una e l'altra ànno bisogno di Filosofia nella composizione. Ma la prima sembra diretta a soddisfare più l'organo ed eccitare le emozioni voluttuose, quanto l'altra lo è a far nascere de' sentimenti cooperatori della virtù, affinando la sensibilità non per una più estesa facilitazione di semplici piaceri corporali, ma per rendere la macchina e l'anima stessa armonica, onde sentire agevolmente l'Ordine, che deve essere la base delle virtù politiche ed il sostegno degli Stati. La Filosofia dunque della Musica dovrebbe consistere non solo nello stabilire una qualità di Musica assoluta, i cui effetti fossero necessari e costanti; ma anche una relativa secondo il carattere de' popoli, che o si vogliono richiamare dalla corruzione, o avviare alla perfettibilità, e secondo l' indole o lo stato della sensibilità loro.
Esaminando però la Storia, sembra che questa Musica Filosofica abbia albergato poco sul Globo, giacchè tutte le Nazioni le più culte ne ànno fatto più un oggetto di voluttà, che di costume. Questo però non toglie, che vi sia una verità di principj, che si palesa negli effetti. Le virtù o i sentimenti che le producono, possono avere un' espressione degna di esse: ecco la Musica Filosofica. Questa forse era quella, colla quale si cantavano le antiche leggi, e le gesta degli Eroi; questa, che dettava i principj della Morale, questa, che eccitava i cuori alla gloria, e che nudriva l' amor sociale. Ecco perchè i più illustri fondatori dell' umanità sociale Mercurio, Orfeo, Cadmo, Chirone furono tutti stimati inventori della Musica, non solo perchè la Musica è l' emblema dell' armonia sociale, ma perchè ne è la conservatrice. Ecco perchè ancora i Filosofi di prim' ordine o fecero della Musica una parte della Filosofia, o la caratterizzarono come uno de' più veri principj dell' ordine sociale, che solo può conservare il costume e la costituzione degli Stati; ed ecco infine perchè il nostro Autore si duole che in tanto grado di miglioramento morale non si richiami la Musica ai suoi principj, e non si faccia del piacere una strada alla virtù. Che se lasciasi ancora d' adoperarla con vista immediata al pubblico bene, può frattanto essere di grandissimo utile agli individui; giacchè non manca in parte di quegli effetti, che decisamente migliorano la nostra sensibilità. Così egli, ad esempio de' Filosofi antichi, moralizzò quest' oggetto, seguendo con ciò la più utile determinazione del suo spirito e la migliore applicazione delle proprie cognizioni.
(a) In Napoli 1769.
(a) In Napoli 1766.

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