Il sentimento di Patria, soggetto ad estinguersi sotto il dispotismo, ricomparisce nello spirito e nel cuore sotto diversi aspetti ne' Governi moderati. Il desiderio della Gloria e del Pubblico bene accompagna costantemente questo sentimento nelle anime ben nate; e ciascuno brama nel suo interno, che la sua Nazione sia la più rinomata e la più felice.
La nostra Nazione è come una illustre antica famiglia della quale si contano tanti Eroi nella Storia e le cui glorie sono coeve del tempo istesso; ma ridotta in più povera fortuna ed umile stato, riclama solo per suo vanto le imprese e le gesta de' suoi maggiori.
Vide il Grimaldi che nella folla de' nostri Storici Scrittori si era mancato sempre a quella vista che l'ottimo Storico deve avere, l'utile cioè dell'umanità e della Nazione in particolare per la quale si scrive. Vide che un nudo racconto di fatti non sarebbe stato che una inutile rapsodia atta ad occupare il tempo degli oziosi e degli annoiati. Vide che la Storia non è altro, che la vita morale delle nazioni. Vide che i fatti che formano il materiale d'ogni Storia, non sono che fenomeni, che devono avere delle cagioni. Vide finalmente che la Storia doveva essere d'un utile presente. Ecco ciò che gli fece nascere l'idea di compilare gli Annali del Regno.
L'apparato delle difficoltà da scoraggiare qualunque spirito non fecero arretrare il suo. Quel vigore di sentimento e quella costanza ch'ei portava in tutte le sue intraprese, lo accompagnarono similmente in questa pur troppo malagevole e difficoltosa.
Egli incominciò dalla Geografia, non col far una secca nomenclatura o una noiosa discussione critica su i veri nomi e situazioni delle antiche Città e popoli: ma col dare nettamente in risultato quello che vi era di più verificato e che più importava di sapere. Un Filosofo vede con occhio differente dal Filologo gli antichi fatti ed i superstiti monumenti. Così egli non si fermava su i fatti isolati, ma combinandoli e riducendoli li richiamava quasi a nuova vita, e per tal modo con molta fatica ci ha dato la Storia de' tempi quasi del tutto ignoti alla Storia stessa. Egli ha descritto lo stato barbaro del Regno prima che le Colonie d'oltremare venissero a civilizzarlo: ha fatto vedere l'azione reciproca di quei popoli fra loro, e per effetto delle varie leggi, l'avanzamento degli uni e la decadenza e distruzione degli altri; i progressi della perfettibilità sociale; la forza non sempre accompagnata dalle ricchezze: la popolazione o le colture crescer col commercio e colle arti e poi divenire preda d'altri popoli più guerrieri. Egli discese fino alla particolarità di quelle costumanze che allora si chiamavano Religione, feroce o lieta secondo lo stato e carattere della Nazione. Lo stesso Governo economico e politico non è stato trascurato, mostrando come questi popoli liberi e divisi sapessero poi formare un'unità ed una forza concorde, che formasse di tanti voleri un solo, cioè, quella volontà generale, che è la legge eterna delle Nazioni. Le arti, l'agricoltura, le Scienze hanno anche meritato la sua particolare attenzione: e sebbene sembri ch'abbia rabbassati troppo i popoli Autoctoni d'Italia, pure chi considera attentamente, troverà, che si è egli voluto attenere più alla verità Storica, che alla vanità Nazionale.
In tutto il corso di questa Storia la di lui penna è sempre animata dal cuore. La tirannia, il vicio, la superstizione, che entrano pur troppo spesso nella Storia dell'uomo, sono mostri che non si stanca mai di combattere, smascherandoli anche dove li trova coperti e velati, per far via più campeggiare la vera gloria e la virtù, sempre rara nel corso de' secoli. La libertà, parola volgare, poco ancora intesa, dritto prezioso dell'uomo e più prezioso per la Società, è sempre rilevata dall'animo del vero Filosofo, che non può far a meno d'amarla.
Su questo gusto egli tratta la Storia de' nostri progenitori, finché essi e l'Italia tutta non perderono la propria esistenza, per diventare non sudditi ma schiavi di Roma.
La forma del Governo cangia il carattere morale de' popoli. Niente di grande, niente di generoso senza l'amor della Patria e senza il sentimento di libertà. Un lusso distruggitore, il languore dell'inerzia, la schiavitù e la spopolazione corteggiano sempre il dispotismo. E questo è il quadro degli antichi popoli sotto l'Impero de' Romani.
I Barbari distruggendo l'Italia la rigenerarono. Essa non poteva rinascere che dalle sue ceneri: ma con qual progresso lento, con quali nuovi errori, con qual nuova strage dell'umanità riprendesse questo corso, tutto è attentamente rimarcato dall'Autore, a cui nulla sfugge di quanto deve far vergognar l'uomo delle sue pretensioni o consolarlo ed istruirlo. Ma è inutile di parlare più oltre di quest'Opera, che è nelle mani d'ogni onesto ed illuminato cittadino. E' stata vera disgrazia della patria, che l'Autore sia rimasto a mezzo il corso della sua vita e del più utile prodotto, che potesse dare alla Nazione.
Ecco con quali Opere Fr. A. G. rese immortale il suo nome. Ecco con quali mezzi cercò di essere un utile e benefico cittadino. Ecco quali titoli abbiamo di celebrare e piangere la sua memoria. La di lui vita si può dire compresa tutta nelle Opere sue, non solo perché le idee nuove e sublimi fanno quasi l'apice dell'esistenza d'un uomo di lettere e d'un vero Filosofo; ma perché nelle di lui Opere morali sono espresse e manifestate quelle idee, e que' sentimenti ch'egli esercitò in tutto il corso del suo vivere. Tuttavia il mio cuore sente ancora il bisogno di parlare di qualche altra particolare circostanza.
Si hanno ordinariamente delle strane idee su la sensibilità del cuore umano. Si dispensa e prodiga spesso il titolo di sensibile alle anime deboli o alterate, credendosi volgarmente che la sensibilità non possa esser compagna della virtù e della ragione. Bisognerebbe essere o stupido o affatto depravato per rimaner insensibile ai più lusinghieri e naturali sentimenti; ma questi per essere conformi alla loro destinazione, devono nascere da quella analogia d'idee, da quella uniformità di sentimenti, e da quella consensibilità di cuore, che formano la base armonica dell'amore. Se un uomo sensibile resta indeterminato a questo sentimento, non è certamente per mancanza di sensibilità fondamentale, ma dal non essersi ancora incontrato con un cuore che possa combaciarsi e quasi amalgamarsi col suo. Rari incontri, ma possibili, per consolazione della specie! Francescantonio Grimaldi fu abbastanza ragionevole e fortunato, per collocare gli onesti sentimenti del suo cuore in quello della Contessa Aurora Barnaba. Una fisonomia felice, fortemente tratteggiata dall'espressione della virtù e dei doveri, era poi quasi alluminata da' più soavi e teneri sentimenti del cuore. La dolcezza delle sue maniere, la facilità della sua ragione, il gusto per la verità, la superiorità ai pregiudizi, il disinteresse, e la temperanza dei desideri (virtù rara nel sesso) faceva parere che fossero trasfuse nella di lei anima le virtù del suo compagno, come spesso una maschile fisonomia si conosce in più delicato volto, e prende la morbidezza e 'l carattere del sesso che investe. Con queste qualità fondamentali si potrebbe mai dubitare, se Donna Aurora facesse la felicità della sua famiglia, se fosse la più tenera amica del marito, la più saggia madre delle sue figliuole, la più atta all'incarico delle domestiche cure? Non si conosceva interamente F. A. G. senza conoscere ancora qual donna egli s'avesse assortita. Gli amici e confidenti di lui erano egualmente i suoi. Lo spirito di ragione e 'l gusto ch'essa portava su varj oggetti, ne rendevano la compagnia egualmente piacevole ed interessante. La sua casa era quindi il punto di riunione di coloro che ai talenti accoppiavano le più lodevoli qualità del cuore.
Non è questo il luogo di fare il catalogo dei molti amici del Grimaldi, tutti conosciuti per merito e per probità; ma non posso trattenermi dal ricordar colui la cui memoria dovrà esser mai sempre cara alla nostra Nazione, dico d'Antonio Genovesi, padre e creatore de' nostri ingegni. Quell'Uomo egualmente di cuore benefico e di spirito sublime aveva assai punti di rapporto per esser stretto amico del giovine Grimaldi, che già in fresca età dava non dubbj segni d'esser destinato a divenirgli successore nella pubblica stima, e nella celebrità.
Grimaldi era un uomo che abbisognava d'amare per istinto; sincero e semplice nelle sue maniere come ne' suoi sentimenti, il suo cuore non era chiuso né dalla diffidenza né dal disinganno. La libertà della sua ragione non era mossa né dallo spirito di disputa né dal gusto di primeggiare: ma aveva il giusto principio di richiamare tutte le idee allo scopo di qualche utilità morale. Con questa maniera di pensare, oh quanto d'inutile si trova negli usi ordinarj della vita! Eppure essa dà il metodo più vantaggioso per giudicare del bene reale delle cose e delle azioni. I suoi più prediletti discorsi si raggiravano su questo punto che tanto facilmente ricorre nelle Capitali, dove la grandezza della scena è proporzionata alla moltitudine degli attori. Così quest'uomo nel tempo che si sottraeva alle necessarie applicazioni non si distraeva in inutili trattenimenti, ma in compagnia d'eletti amici rilevava lo spirito con altre idee e ragionamenti d'un utilità più ordinaria e generale.
Non solo i nazionali ma gli esteri ancora vollero avere il piacere di vedere da vicino quest'uomo illustre, e restavano sorpresi nel riconoscere in una somma semplicità di maniere quel Filosofo, che in lontananza avevano altrimenti immaginato.
Egli però poco desideroso di essere conosciuto, niente avido di gloria letteraria, anzi pieno d'una vera modestia che accresceva il di lui merito reale, evitava le nuove conoscenze, e cercava di tenersi chiuso e ristretto fra' l'numero di pochi amici, ch'egli più che fraternamente amava. Pareva che non esistesse veramente fuori della sua famiglia. Cosa rara nel secolo! Le persone eccentriche ai sentimenti primitivi, che hanno bisogno d'una esistenza adjettizia, che unicamente vivono in società estranee ad essi, o hanno la disgrazia d'aver sortito circostanze infelici, o non esistono che per l'ambizione e per la vanità. La prima morale comincia dai primi vincoli e rapporti che ci dà la Natura; e chi non sente questi non sentirà che in apparenza quelli della società che sono più lenti. Chi non trova i germi della sua felicità nella prima società naturale, potrà difficilmente rinvenirli altrove. Quindi egli menava il più che poteva la vita domestica, e poco si estrinsecava, anche per non indebolire i vincoli del cuore, che si spossano nelle troppo suddivise diramazioni. Non poté però celarsi allo sguardo di chi lo cercava senza conoscerlo. Il Generale Acton, desideroso d'avere al suo fianco un uomo, che all'estesa cognizione delle Leggi riunisse non ordinarj talenti e le più preziose qualità del cuore, non altrove seppe porre il suo giusto sguardo e fermar la sua scelta che sopra Grimaldi, già molto conosciuto per nome e per i suoi libri in Europa. Egli lo rese noto alla Maestà del Sovrano, che sempre amante de' talenti de' suoi sudditi e voglioso di riconoscerne il merito, fece che restasse impiegato nella delicata carica d'Assessore de' suoi Reali Eserciti, avendolo poi in mira per altre situazioni, dove più utilmente e più estesamente avrebbe impiegato la forza de' suoi talenti, e l'attività del suo cuore.
Io non devo estendermi sul disimpegno particolare della sua Carica. Pieno di talenti, della più vera rettitudine di cuore, ed esercitato alla virtù chi potrebbe dubitare se ben l'esercitasse? Il Pubblico ne ha fatto l'Elogio, e lo ha fatto colle lagrime. Nel rimanente della sua vita privata era lo stesso cogli estranei e cogli amici. Ignorò sempre ciocché si chiama lingua e tuono del mondo, non essendo stato giammai Cortigiano, né potendo esserlo pel suo carattere. La verità usciva nuda e sincera dalla di lui bocca, e la espressione di essa gli era così naturale come il sentimento. Mai ricercato o ingegnoso, non isforzava lo spirito per mostrare d'averne, e le sue maniere non erano modellate sul gusto o sulla moda, ma spontanee, cordiali, e vere. In tal guisa egli faceva la delizia di chi aveva la fortuna d'essergli vicino.
In questi ultimi anni però era poco il tempo che poteva consacrare all'amicizia. Pieno di sentimenti di dovere pel suo impiego, ei s'occupava in gran parte di quello; e compromesso col pubblico e con se stesso per l'Opera degli Annali, travagliava e meditava assiduamente su quest'oggetto a lui caro. Rubava le ore necessarie al rinfranco delle perdite giornaliere della macchina per soddisfare alle intense brame del suo spirito. Ma questa combinazione eccessiva di fatiche alterò non poco la sua robusta e valida costituzione. Gli accessi del male che soffrì più volte, furono tanto ferali, che minacciarono la sua esistenza: ma fatto più per abbandonare se stesso, che disposto a trascurare in menoma parte i suoi doveri, non si diede mai un serio pensiero della propria conservazione. La sofferenza che si aveva acquistata per i mali fisici passava qualche volta in neghittosa noncuranza, né voleva ricordarsi della pur troppo stretta dipendenza del nostro essere dallo stato dell'organizzazione. Le rimostranze che gli si facevano per questo, erano sufficienti per disturbarlo; e se qualche volta si ridusse per le amicali violenze a temperare alquanto le sue applicazioni, e a prendere qualche cura della sua esistenza, ad ogni piccolo miglioramento ritornava incontanente ai modi usati, senza badare, quanto la machina indebolita prende con facilità le cattive abitudini, che ne portano la distruzione. Ma l'intemperanza nelle applicazioni dello spirito è stata in ogni tempo il difetto comune ai grandi e sublimi talenti.
In questo stato d'assidue fatiche e di spossatezza, un colpo terribile gli fece risentire la catastrofe, che nel disastro della Calabria involse anche il luogo della sua nascita. Quel giorno di lutto comune della Nazione fu terribile per lui, che colla madre perdè cinque altri individui della sua virtuosa famiglia. La ragione non ha forza di consolare il cuore destinato a sentire e non ad essere comandato; e le impressioni della sensibilità sono le più distruttive di questa nostra tenue e troppo complicata organizzazione. In mezzo al più vivo dolore il Grimaldi non diede soltanto sterili lagrime alla Patria. Egli per Sovrano comando fu il primo descrittore di quella fatale sventura, il primo a suggerire le necessarie viste d'una ben intesa beneficenza, ed a sollecitare la sensibilità del Trono per conservare gli avanzi di quel popolo infelice. Dalle di lui carte ne nacquero altre molte, che forse quanto anno di esattezza lo devono a quelle, ch'egli per sua modestia non volle publicare.
Ma forse né per quel violentetto attacco di sensibilità, né in conseguenza delle nuove fatiche l'avressimo immaturamente pianto, se il più terribile e fatal colpo non l'avesse sopraffatto in questo stato di salute indebolita. Egli vedeva da più tempo la diletta compagna del suo cuore, in età giovane ancora, perdere quella espressione di salute che rende piacevole e lieta una fisonomia. Tutte le attenzioni che trascurava per se medesimo, volle che fossero moltiplicate per lo sospirato ristabilimento della sua consorte, ed amica. L'insinuante qualità del male, che già della di lei persona si era impadronita, dava luogo a frequenti alternative di speranze e di timori: ferite mortali nell'animo di chi ama. Chi è stato anche solo spettatore in sì fatti casi conosce in quale stato d'orgasmo sia un cuore sensibile, ed a quali lacerazioni sia in necessità di soggiacere. Il male che nel corso di circa due anni distrusse la vita d'Aurora Barnaba, fece anche crollare quella del suo illustre consorte.
Le anime sensibili e non infelici nel sacro nodo conjugale possono forse sole immaginare qual profonda acerbissima ferita dovè farsi nel cuore superstite. Gli amici, che gli erano d'intorno, vedevano espressa su la di lui costretta fisonomia l'immensità del dolore e l'indifferenza alla vita. Il solo amor paterno poteva ancora rendergli non odiosa l'esistenza; ma la macchina non resiste alla gravezza de' mali dell'animo, ed o l'una o l'altro deve soccombere. Gl'incomodi, che prima l'avevano travagliato ad intervalli, divennero continui; le medele avevano perduto la loro attività; la macchina era indebolita a segno, che un colpo solo tolse la più preziosa esistenza per l'amicizia e per la virtù.
La perdita del Pubblico e degli amici è irreparabile; ma le cinque nobili ed afflitte pupille hanno trovato nei cuori di FERDINANDO E CAROLINA la sensibilità e l'affetto dei loro Genitori. Possa sempre la Beneficenza far l'Elogio de' nostri adorabili Sovrani! Questa è la vera riconoscenza ch'essi possono testimoniare alle ceneri dell'Illustre Cittadino, come queste popoche pagine e questi sentimenti sono dopo le lagrime l'unico omaggio, che l'amicizia poteva consacrare
ALLA MEMORIA ETERNA
DI
FRANCESCO ANTONIO GRIMALDI
V. A. XLII. M. IX.
(Nota per il blog: la sigla finale in numeri romani significa "Vixit Annos XLII, Menses IX", ricordando che il Grimaldi morì prematuramente all'età di 42 anni e 9 mesi. Le lettere in basso a destra S.R.M. chiudono formalmente la stampa)