1. Nascita, ed educazione del Grimaldi.
Il nome Grimaldi contemporaneo alla Storia Moderna d’Europa è stato sempre fecondo d’Eroi. Un ramo di questa illustre Famiglia si trovava da più secoli trapiantato in estraneo suolo, cioè, nella Città di Seminara in Calabria (a). Ivi da Pio Grimaldi, e Porzia Grimaldi nacque Francescantonio (b), che nel secolo XVIII. ha accresciuto nuovo lustro agli allori de' suoi maggiori. L’onestà, la virtù, e le lettere, che avevano fatto sempre la principal caratteristica di questa Famiglia, fecero l'educazione di Colui che abbiamo perduto. Il di lui savio genitore, memore di partecipare all'autorità suprema d’una Repubblica illustre, non conservava solo nel suo cuore le comuni doti d’ordine degne d’un membro di Senato Aristocratico; ma nato in una libera monarchia riconobbe altre più vere idee della virtù, che seppe imprimere nell’animo di quelli a’ quali aveva dato l’esistenza. Conobbe egli che la severità della virtù passa agevolmente in difetto, quando non è accompagnata da quei sentimenti d’umanità che devono costituire il benefico carattere dell’uomo sociale; e che questo perfezionamento della virtù non si acquista che coltivando lo spirito, e perfezionando la ragione. Per tal modo quel savio educatore andò destando in esso fin dai primi anni quelli semi virtuosi, che vennero poi vigorosamente a germogliare. L’esempio stesso della di lui vita fu per esso una continua lezione di que’ doveri, che accompagnano l’uomo ne’ suoi varj rapporti e situazioni. Qual raro e piacevole spettacolo è in fatti, il vedere un amico genitore occuparsi gradatamente a perfezionare l’instabile e balbettante lingua de’ suoi fanciulli; condurli quindi alla conoscenza e varietà de’ linguaggi; mostrar loro ora l’indole degl’idiomi, ora le bellezze dello stile, ora la verità de’ fatti, ed ora quelle della ragione! Questa fu la vera e rara educazione, che F. A. G. ebbe la sorte di godere. Il solo padre fu il suo istitutore. Nato con una costituzione vigorosa, sana, e di sanguigno temperamento, aiutato da una educazione corrispondente sviluppò prematuramente un carattere capace del grande. E siccome sono le circostanze che determinano l’attività nostra a tale o tal’altra direzione; così le sue forze incapaci d’un’inerzia vergognosa, presto si determinarono al laborioso miglioramento delle facoltà intellettuali, che duplicano quasi la nostra esistenza, facendo sviluppare lo spirito e sublimando la ragione. Ciò che si chiama Corso di Studi non fu per esso, come comunemente esser suole, una serie di lezioni consuetudinarie, che invece di migliorare lo spirito non fanno che deteriorarlo. Egli studiò le scienze con quella vera attenzione, che meditando su le idee e verità conosciute vede sbucciarne delle nuove, e richiamando per i vari e necessari rapporti molte idee a quella che principalmente si medita, fa quasi sorgere e crea nuove verità, che altrimenti resterebbero in dubbio retaggio ai secoli futuri. Un’anima così elevata da moltiplicità di cognizioni erra qualche tempo nell’immenso campo delle idee, ora seguitandone arditamente una serie, ora poggiando su le altre per sentirle quasi più da vicino; ma non si stabilisce finalmente e riposa l’importanza e per la sua sublimità. Questa fu, non dirò la prescelta dal nostro Grimaldi, ma quella verso della quale egli fu trasportato dalla forza del suo intendimento combinata con quella del suo cuore. I primi saggi infatti del di lui spirito, anche indirettamente, fecero subito riconoscere questa naturale inclinazione. Un’anima disposta alla moralità cerca per istinto fra il caos delle sensazioni i principi di quell’armonia generale, che donò il gusto del Bello; ma fra le Belle Arti la Musica è forse la più vicina e la più dipendente da codesti principi non ancora interamente rivelati dalla Natura: Perciò allor quando il cuore è più sensibile e l’anima più armonica è facile il trasporto al gusto musicale. Il di lui savio educatore fin dalla prima infanzia profittò di questo stato precoce della sensibilità del suo allievo. Quindi seppe insinuargli e fargli nascere il più sicuro senso dell’ordine, della proporzione, e dell'armonia, coll’istruirlo nei principj del Disegno, della Pittura e della Musica. Non vedeva egli ancora qual parte avessero queste istruzioni nell’istituzione della virtù: onde seguitò lo studio della Musica per trasporto piuttosto che per ragione. Ma allorché le altre cognizioni cominciarono ad accumularsi nel di lui spirito, quando cominciò a travedere che la Musica non è solamente un’arte, ma parte ancora delle scienze sublimi, quando riconobbe gli effetti sicuri e necessari della Musica, e che i principi dell'armonia sono immediatamente dettati dalla Natura, non si ritenne più su la semplice esecuzione, né si contentò della sola parte imitatrice, ma volle esprimere le proprie idee, le immagini, i sentimenti; e ’l suo istromento rispose perfettamente alle domande. I suoi progressi furono in breve meravigliosi, giacché il gusto, l’esattezza e l’espressione vi si ravvisavano tanto nell'inventare che nell’eseguire. Per la perfezione meccanica dell’arte si richiede un esercizio abituale e continuo; ma un talento non fatto per rimanersi alle porte del tempio della gloria prende delle Belle Arti quella parte che serve al miglioramento della sensibilità, e trapassa ad altri più utili oggetti. Egli nondimeno, trasportato a veder tutto per un lato morale, avendo osservato colla scorta degli Antichi che la Musica ha tanta influenza sul cuore e sul costume, cioè sulla creazione di quei sentimenti fondamentali, che caratterizzano gl’individui e le nazioni, volle communicare al Pubblico le sue osservazioni.
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Note originali al testo:
(a) Le emigrazioni delle famiglie da uno Stato all'altro in Italia furono frequentissime nel XIII. e XIV. secolo, quando per la debolezza delle Costituzioni de’ Governi non regnavano le leggi, ma i partiti. Genova soffrì forse più lungamente che qualunque altra Città d’Italia queste politiche concussioni. I Grimaldi, Guelfi di partito, ebbero de' tempi di disdetta; ma non fu né per disgrazia, né per delitto, che Bartolomeo Grimaldi si spatriò. Figlio secondogenito di Ranieri I. Principe di Monaco, venne colle sue galee nel 1309. in ajuto del Re Roberto a riacquistar la Sicilia, e formò il ramo de' Grimaldi Signori di Messimeri. Per più d'un secolo, cioè, fino ai tempi di Giovanna II. essi si conservarono in grande stato; ma le non insolite vicende di famiglia, più frequenti ancora sotto quel Regno, ridussero i Grimaldi in più umile grado di fortune. Perdute le grandi ricchezze, e ridottisi in una Città di Provincia, conobbero che vi può essere una grandezza nella virtù, che forse frequenta più le private abitazioni, che quelle de' grandi. Piccola consolazione nell’insuperabile ineguaglianza!
(b) A' 10. Maggio 1741.
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